24 R U E
Lontano dal centro del mondo, che è un poco più in là. (Canzone di periferia, Eugenio Bennato)
24 R U E (Roman Urban Exploration) è un progetto fotografico composto da 24 immagini dedicate alla periferia occidentale di Roma, nell’area compresa tra l’EUR e Fiumicino. Il titolo nasce dalla scrittura speculare di EUR 42, denominazione originaria del quartiere legata all’Esposizione Universale del 1942. Questo rovesciamento non è soltanto grafico: propone uno spostamento dello sguardo, una lettura laterale del territorio, distante tanto dalla retorica monumentale quanto da quella semplificante del degrado.
L’area si configura come un sistema discontinuo di soglie: infrastrutture, svincoli, recinzioni, parcheggi, edifici amministrativi, aree commerciali e spazi residuali costruiscono un paesaggio pensato soprattutto per essere attraversato. L’EUR non compare attraverso le sue architetture più riconoscibili, ma attraverso le sue propagazioni, i margini e le zone di contatto in cui si estendono le sue logiche funzionali, materiali e simboliche.
Il paesaggio urbano non è qui un fondale, ma una struttura attiva. Muri, vetrate, facciate, corridoi di servizio e superfici asfaltate definiscono una grammatica di connessioni e separazioni. Le immagini registrano luoghi di passaggio, attesa e interruzione, restituendo la periferia non come un’estensione incompleta del centro, ma come una forma urbana con proprie temporalità e contraddizioni.
La dimensione notturna è centrale: riduce il campo del visibile e rende significativi dettagli altrimenti marginali. Finestre illuminate, lampioni, vetrine e luci provenienti da edifici amministrativi o commerciali costruiscono gerarchie, isolano volumi e producono zone d’ombra. La luce artificiale diventa così il principale dispositivo narrativo: orienta lo sguardo, segnala presenze e, allo stesso tempo, misura distanze.
Quando compare, la figura umana rimane minima: un corpo in transito, una silhouette, un individuo isolato in spazi progettati per il movimento e il controllo. La sua scala ridotta rende evidente la sproporzione fra l’esperienza individuale e l’apparato urbano che la contiene.
24 R U E costruisce un atlante notturno della periferia come condizione percettiva e politica della città contemporanea: un territorio in cui ordine e abbandono, controllo e dispersione, visibilità e oscurità convivono nello stesso quadro.
Far from the center of the world, which lies a little farther on. (Canzone di periferia, Eugenio Bennato)
24 R U E (Roman Urban Exploration) is a photographic project comprising 24 images devoted to the western outskirts of Rome, in the area between EUR and Fiumicino. Its title derives from the mirrored spelling of EUR 42, the district’s original name, associated with the 1942 Universal Exposition. This reversal is not merely graphic: it proposes a shift in perspective, a sideways reading of the territory, removed both from monumental rhetoric and from reductive narratives of urban decay.
The area takes shape as a discontinuous system of thresholds: infrastructure, interchanges, fences, parking lots, administrative buildings, commercial areas, and residual spaces form a landscape designed primarily to be passed through. EUR does not appear through its most recognizable architecture, but through its extensions, margins, and contact zones where its functional, material, and symbolic logics continue to spread.
Here, the urban landscape is not a backdrop but an active structure. Walls, glass panes, façades, service corridors, and asphalt surfaces establish a grammar of connections and separations. The images record places of transit, waiting, and interruption, presenting the periphery not as an incomplete extension of the center, but as an urban form with its own temporalities and contradictions.
The nocturnal dimension is central: it narrows the field of visibility and lends meaning to details that would otherwise remain marginal. Lit windows, streetlights, shopfronts, and light spilling from administrative or commercial buildings establish hierarchies, isolate volumes, and produce areas of shadow. Artificial light thus becomes the principal narrative device: it guides the gaze, signals presences and, at the same time, measures distance.
When it appears, the human figure remains minimal: a body in transit, a silhouette, an isolated individual within spaces designed for movement and control. Its reduced scale reveals the disproportion between individual experience and the urban apparatus that contains it.
24 R U E constructs a nocturnal atlas of the periphery as a perceptual and political condition of the contemporary city: a territory in which order and abandonment, control and dispersal, visibility and darkness coexist within the same frame.