anime di cemento | concrete souls
Non soffermarti su ciò che è passato. Anthem, Leonard Cohen
Sud Salento. All’improvviso appare qualcosa di enorme ad occupare il paesaggio: il cimitero monumentale di Parabita.
Progettato nel 1967 da Alessandro Anselmi, rappresenta una delle prime architetture in cui riaffiora la memoria della storia dopo l’oblio modernista e dove il “luogo”, sia fisico che simbolico, torna a determinare gli esiti morfologici. Concepito come un insieme di edifici relazionati fra loro attraverso un disegno unitario, è stato regolato in profondità dalla logica dello spazio prospettico, tanto da apparire come “architettura non finita”: un insieme di frammenti in eterna attesa di un nuovo inizio.
Il cimitero si erge come un’imponente testimonianza di architettura brutalista, un luogo in cui carparo e geometrie severe dialogano con la luce e il silenzio, ed è con questo progetto fotografico in bianco e nero che si vuole esplorare l’anima del luogo, esaltando il contrasto tra la rigidità delle strutture e la memoria intangibile che esse custodiscono.
Attraverso un gioco di luci ed ombre, le immagini mettono in risalto la forza espressiva delle superfici ruvide, le forme monumentali e le linee nette che caratterizzano gli edifici. Il bianco e nero non è solo una scelta estetica, ma un mezzo per amplificare la drammaticità del soggetto, sottraendo il superfluo e lasciando emergere l’essenza della materia e dello spazio.
Il percorso visivo si muove tra prospettive imponenti e dettagli nascosti e rivela un’architettura brutalista, spesso pensata fredda e inospitale, che evoca un senso di sacralità e introspezione.
Le fotografie, quindi, non documentano solo il luogo, ma raccontano una storia di assenza e permanenza, dove la memoria collettiva trova forma nel cemento e nella luce.
"anime di cemento" è un viaggio tra la rigidità della materia e la fluidità del tempo, un invito a osservare il cimitero comunale di Parabita con uno sguardo nuovo, scoprendo la poesia racchiusa nella sua brutalità architettonica.
Don't dwell on what has passed away. Anthem, Leonard Cohen
Southern Salento. Suddenly, something enormous appears, dominating the landscape: the monumental cemetery of Parabita.
Designed in 1967 by Alessandro Anselmi, it represents one of the first architectural works where historical memory resurfaces after the modernist oblivion, and where the "place", both physical and symbolic, once again shapes morphological outcomes. Conceived as a set of buildings interconnected through a unified design, it is deeply governed by the logic of perspectival space, to the extent that it appears as an "unfinished architecture": a collection of fragments in perpetual anticipation of a new beginning.
The cemetery stands as an imposing testimony to brutalist architecture, a place where carparo stone and austere geometries engage in dialogue with light and silence. Through this black-and-white photographic project, the aim is to explore the soul of the site, emphasizing the contrast between the rigidity of its structures and the intangible memory they hold.
Through a play of light and shadow, the images highlight the expressive power of rough surfaces, monumental forms, and sharp lines that define the buildings. Black and white is not merely an aesthetic choice but a means to amplify the drama of the subject, stripping away the superfluous and allowing the essence of matter and space to emerge.
The visual journey moves between imposing perspectives and hidden details, revealing a brutalist architecture often perceived as cold and unwelcoming, yet one that evokes a sense of sacredness and introspection.
These photographs do not merely document the site; they tell a story of absence and permanence, where collective memory takes form in concrete and light.
"concrete souls" is a journey through the rigidity of matter and the fluidity of time—an invitation to view the communal cemetery of Parabita with fresh eyes, discovering the poetry hidden within its architectural brutality.
Selected for MIA Photo fair 2025